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Noi del 62° > Nostri Ammiragli > Amm.Birindelli

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Ciao ragazzi,
vi allego alcune note molto significative scritte dall'Amm.glio Birindelli, note che hanno notevolmente influito sulle mie scelte di vita durante gli oltre trenta anni trascorsi in Marina ... e ancora oggi mi sono di conforto. Sarebbe interessante vedere la reazione dei nostri uomini di governo ad una eventuale lettura in Parlamento, a Camere riunite, di queste quattro pagine, magari modificando un poco il testo in :
<< Cosa si attende da noi l'Italia >>. Un caro abbraccio. Enrico Natangelo




Cosa si attende da noi la Marina?
Note dell'Ammiraglio di Divisione Medaglia d'oro Gino Birindelli


Io non credo che sia in alcun modo possibile dire cosa Marina si attende dai suoi uomini se prima non si chiarisce cosa è la Marina.

Essa non è un fine, ma un mezzo.

La Marina non vive per se stessa, ma per assicurare all'Italia ciò di cui la Nazione, il Popolo Italiano, ha riconosciuto di aver bisogno e che ha stabilito di procurarsi.
Le necessità di un popolo sono tante, come sono tante quelle dei singoli individui, ma fra queste è preminente la sicurezza. Gli uomini odiano l'incerto, la paura, l'incubo di dover perdere quello che hanno prodotto, accumulato e che desiderano conservare e tramandare ai propri figli. Le collettività sanno, per lunga esperienza della storia, che come i terremoti, le alluvioni e gli incendi distruggono i loro i beni così li possono distruggere l'ingordigia, la sete di dominio, la follia di altri uomini.
E come si costituisce il Corpo dei Vigili del Fuoco, anche dopo aver preso tutte le più accurate precauzioni onde non scopino gli incendi, così le Nazioni costituiscono le loro Forze Armate anche dopo aver usato ogni accorgimento onde non scopino quei terribili incendi internazionali che sono le guerre.
Ecco dunque il fine per cui è costituita la Marina: concorrere con l'Esercito e l'Aviazione, alla protezione della gente e dei beni italiani dall'incendio devastatore della guerra.
La Marina è un organismo che si prepara in pace onde operare in guerra, nel momento della crisi, quando tutto è difficile, tutto vacilla e tutti hanno paura. In questo momento, solo chi ha una perfetta preparazione professionale, animo che non trema e grande spirito di sacrificio, può assolvere i compiti che gli sono stati assegnati. Chi viene nelle Forze Armate questo deve saper fare e questo da noi si attende, in caso di bisogno, l'Italia.
La Marina non è una cosa astratta, la Marina siamo noi, con i nostri Superiori, colleghi e dipendenti e da noi compete di avere chiara l'idea di come dobbiamo essere.
Noi, entrando in Marina, venendo a costituire la Marina, siamo venuti a costruire un sodalizio i cui principi informatori sono, tutto sommato, dettati da noi stessi.
Vogliamo elencare questi principi onde controllare che la libera scelta che abbiamo fatto di entrare in Marina, corrisponde al desiderio del nostro spirito, della nostra mente?
Noi siamo coloro che operano nel momento della crisi; siamo quelli che hanno promesso a se stessi e alla nazione di non cedere quando il nemico vorrebbe che tutti cedessero. Noi siamo, dobbiamo essere, quindi,
DIFFERENTI DA TUTTI GLI ALTRI PER MENTALITÀ E SPIRITO E PER REGOLA DI VITA ONDE POTER TENER FEDE ALL'IMPEGNO PRESO.
Noi sappiamo che la nostra opera dovrà essere perfetta nel momento più duro, quando il ferro ed il fuoco del nemico saranno concentrati contro di noi, quando il mare non sarà amico, ma anzi il più terribile avversario. Noi sappiamo che solo un lavoro tenace, paziente, profondo nelle scuole e sulle navi, sui libri, sulle macchine e nelle armi ci può dare le capacità che ci occorrono.

Noi sappiamo che nella competizione vince non solo chi lotta meglio ma chi resiste più a lungo. Per ottenere questo noi dobbiamo, come il corridore, il pugile, il cacciatore, il ciclista, allenarsi, esercitarsi, infinitamente più a lungo e più duramente, se possibile, di quanto può essere richiesto dalla lotta vera e propria.
Non sappiamo che non è possibile acquisire le capacità professionali e morali che ci occorrono se non consideriamo il soldato come la specie più nobile del cittadino, nobile per la generosità con cui dà la sua opera, per la serenità con cui affronta i sacrifici, per la soddisfazione che ritrae dal sentirsi al servizio della Nazione.
Se saremo convinti di questi concetti, allora saremo veramente in Marina, saremo anzi la Marina e vedremo cosa, da noi, essa si attende.
E italiani potranno vedere in noi quegli uomini seri nei propositi, arditi nel cuore, elevati nella mente, dignitosi nell'aspetto, sereni nello spirito, corretti nel tratto, in cui si può avere piena fiducia ed a cui si può affidare con tranquillità la protezione della Patria.


Gino Birindelli





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