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Sue Poesie

Noi del 62° > Nostri Ammiragli > Amm. Battaglini


Poesie scritte dal Comandante Giorgio Battaglini
(tratte dal libro "A gonfie Vele" Roma dic.2001)

Gli uomini appartengono a tre categorie: i vivi, i morti, i marinai. (Anonimo inglese)


Il libro è diviso in due parti;
la prima scritta da un marinaio e la seconda da un individuo qualunque.
Quest'ultima parte è, a mio parere, di grande attualità e dimostra la sensibilità d'animo e la lungimiranza dell'Ammiraglio.
Da tutti noi del 62° un affettuoso ricordo e un grazie per i sentimenti che ci ha trasmesso. (Mario Gibertoni)



da un individuo qualunque........


Responsabilità
Per alte e gravi responsabilità, in Italia, quante persone sono retribuite a "peso d'oro" e più!
Ma, alla resa dei conti, viene mai condannato chi sbaglia, imbroglia, ruba o sperpera denaro del Paese,
negli Enti Pubblici, nelle Istituzioni, nei centri di potere dello Stato?
Paga mai qualcosa chi viene meno a queste sbandierate, riverite, onorate, super retribuite responsabilità?


Evviva pochi!
Incenso, osanna, elogi ed ovazioni, lasciti, eredità, premi e sovvenzioni:
Sono solo per pochi.
La massa applaude e paga, il gregge s'accalca e bela
e c'è sempre qualcuno che munge, tosa la lana alle mansuete pecore
e poi cuoce l'arrosto solamente per sè.


Allegro ma non troppo
Ma sì, una volta all'anno, come già convenuto dagli antichi romani, viviamo il carnevale,
Indossiamo un costume, mettiamoci una maschera sul viso,
asciughiamo le lacrime, ostentiamo un sorriso e balliamo, cantiamo, sbrigliati, in allegria,
tutto il giorno e la notte, per la strada ed al chiuso, sia a Venezia che a Rio, dovunque c'è allegria,
Finché reggono in piedi, finché c'è fiato in gola, facciamo una grande festa,
nonostante il dolore, la miseria, la fame, l'egoismo e il male!
Indossiamo un costume sulla nostra pochezza e mettiamo una maschera alla nostra tristezza!

Ma lui ci vede?
Un granello di sabbia e l'arenile, il pianeta terrestre e l'Universo:
C'è lo stesso rapporto di grandezze!
La minuscola Terra intorno al Sole, il Sole, un ciottolo, lungo la Via Lattea,
La Via Lattea in un gruppo di galassie,
Il gruppo di galassie in supergruppi e nebulose, buchi neri, quasars,
A migliaia e milioni di anni luce, dalla terra e da noi, esseri umani.
Ma "Lui" ci vede?
"Lui" sa che esistiamo, occulti, infinitesimi, indistinguibili così come noi siamo?

Fogli e marmi

Un foglio bianco, un blocco di marmo:
nel foglio ci può stare una poesia, uno spartito o tanti scarabocchi;
nel blocco ci può stare una scultura, un epistilio o tanti battiscopa.
Al tempo non importa: piano, piano, sfarina il foglio, polverizza il marmo.
Dove mai finiranno poesia, spartito e tanti scarabocchi?
Epistilio, sculture e battiscopa?
Sarà tutto mischiato nella rumenta del disfacimento, con quel che resterà d'ogni materia,
allorché l'astro "Sole" collasserà in una stella nana?

A fior di pelle
Vene livide, gonfie sul dorso delle mani, a fior di pelle secca, raggrinzita;
sono parecchi gli anni che ci sono aggrappati e che ancora non danno l'addio a questa vita.
Pompa, pompa quel sangue, cuore mio affaticato, mandalo ancora in giro nel corpo ormai spossato,
Che io possa guardare cieli pieni di stelle, persone che sorridono, paesaggi sconfinati,
vele piene di vento che accarezzano il mare.

Occasioni perdute
Frugando fra i ricordi della vita trascorsa ho ritrovato certe occasioni un tempo trascurate, lasciate e perse.
Allora erano state rose appena sbocciate, profumate, fiorite nelle aiole degli anni verdi e viste poi appassire.
Però, anche recise, di loro sarebbero rimaste solamente le spine.

L'albicocco
C'è un albicocco nell'angusto cortile di un grande condominio.
Il cielo è un lucernario, molto in alto, oltre il 10º piano e l'albicocco il sole non lo vede quasi mai.
Eppure a primavera, l'albero si decora con fiocchi biancorosa, in ogni ramo;
è tutto in fiore e al mattino e alla sera si sente il canto d'una capinera che ha fatto lì il suo nido.
Poi, d'estate, s' indora di tanti frutti.
È davvero magnifico, chiuso fra quattro mura, dove la sua bellezza è nascosta e ignorata.
Quante ragazze splendide, come quell'albicocco, nascono, crescono, vivono in un cortile!

Il neonato
Accarezzare, tenere nella mano il piede, a saponetta, del neonato.
Guardare, con rapida tenerezza, il diafano candore dei suoi occhi.
Assistere al fiorire d'un germoglio, al prodigioso inizio della vita.

Occhi azzurri
Gli occhi più belli, che ho visto in vita mia,
quelli di una ragazza di Sorrento, all'uscita di scuola, una mattina di primavera.
Occhi grandi, radiosi occhi pieni di luce, di sorriso, occhi limpidi,
puri zaffiri incastonati nell'ovale perfetto del suo viso.

La vita
abbarbicata, sulla sottile crosta rappresa e raffreddata d'un grumo di materia incandescente,
Nel vortice del fuoco d'artificio universale, la vita vegetale ed animale dura un istante d'eternità.
Quel che noi siamo e ciò che noi facciamo che senso ha?


da un marinaio......

Mareggiata
L'onda frange violenta sugli scogli e la risacca lascia schiuma bianca,
morbido scialle sulle nude braccia che la costa protende verso il largo;
è la terra che vuol tornare al mare o è il mare che rivuole la sua terra?

Libecciata notturna a bordo
Urla il Libeccio e flagella il mare. Stende la notte il suo manto greve.
Tra turbinose nubi, uno spicchio di luna ogni tanto appare.
Vaneggio un cielo azzurro, sereno e luminoso, un'aria senza vento, un mare calmo
o una verde campagna e il lieve sussurrio di un limpido ruscello.

Un veliero di notte
Nel buio, sottocoperta, un senso di quieto riposo, sommesso nell'aria un concerto di sibili e fiochi sospiri.
Qualcosa che incombe leggero, sull'equipaggio assopito: un cielo pieno di stelle fra sparsi cuscini di nubi,
mentre le vele spiegate carezzano il mare.

I delfini
Con mare calmo e andatura al lasco, sdraiato a prora di una barca a vela, bocconi,
opra un fiocco aggrovigliato, con un braccio appoggiato al trincarino,
mi sporgo fuoribordo e guardo in acqua i delfini guizzanti sotto la chiglia e i loro tuffi acrobatici nell'aria.
Sembra che mi sorridano, mi invitino a danzare con loro, accompagnati dall'orchestra del mare.

Diana a bordo
Dalle quattro alle otto, la mattina, è detta "Diana" la guardia sulla nave.
In plancia od in coperta quando si va per mare,
nel corso della "Diana" uno si sente davvero parte viva del creato.
Vedi il cielo, a levante, sereno o nuvoloso, che si rischiara al sorgere del sole,
torna la luce, tornano i colori, l'umido della notte se ne va.
Senti un tepore gradevole, diffuso nelle ossa e nel sangue;
Senti il sapore squisito della vita.
E d'inverno e d'estate alle alte latitudini, nei mari temperati e all'equatore,
vale la pena di essere di "Diana" e assistere al prodigio dell'aurora.

Tramonto sul mare
L'astro d'oro, a ponente, svela il proprio bagliore e poi scompare
con la luce fuggente che scolora nell'azzurro silente,
sempre più scuro, della volta celeste ancora senza stelle.

Seconda comandata a bordo (Guardia dalle 00.01 alle 04.00)
Stare soli, di notte, svegli e attenti che non succeda niente a chi riposa e ha fiducia in te.
Vegliare in mare, sulla nave che va, nella notte stellata o in quella nera, con calma piatta oppur nella bufera.
Aver paura e non chiamare alcuno, sapere che devi farcela da te.
Lì, dove sei di guardia, sei l'unico che c'e',
per agire, per fare e assicurare la vita della nave,
quella del suo equipaggio, piccole o grandi che siano le tue mansioni.
Finché l'oscurità non si diraderà e così finirà,
insieme alla nottata, la tua sofferta seconda comandata.

Nebbia
Temo la nebbia, a terra, in volo, ma soprattutto in mare,
dove confonde, frastorna, disorienta, vischiosa, umidiccia, fastidiosa,
e t'impedisce sapere dove sei e che c'è intorno a te, anche se il radar t' aiuta a navigare.
È una sensazione di miopia, che turba ed avvilisce.
Hai voglia d'uscire fuori, di scappare da quell'atmosfera deprimente e invece sei costretto alla cautela.
Non basta il radar a darti sicurezza, devi andare piano, pronto a manovrare
per evitare, oltre agli abbordi in mare, anche il rischioso impatto con relitti flottanti alla deriva.
La nebbia ti costringe, infida e bieca, a giocar, controvoglia, a "mosca cieca".

Pioggia sul mare
In alto mare, quando il sole è velato da nembostrati e altostrati, sfrangiati,
spesso cala un sipario, all'orizzonte, di nuvole compatte, basse e scure:
Strati e stratocumuli grigiastri.
Si sente, allora, l'odore della pioggia,
mentre il vento, qua e là, fa il contropelo al manto di velluto azzurro cupo
di cui il mare, ad un tratto, s'è coperto.
Poi tutt' intorno appaiono improvvisi fiocchi di schiuma bianca, sui frangenti.
Il sole non c'è più, cade la pioggia.
Prima il mare cullava, ora sbatacchia, il vento accarezzava, ora schiaffeggia
e insieme, tutti e due, sputano in faccia.

Arma la barca e vai
Salpa l'ancora, salpa,
molla gli ormeggi del conformismo, dell'interesse, della routine, del servilismo.
Buttalo via il pesante fardello dell'ossequio, dell'ipocrisia,
issa le vele della fantasia, del coraggio, dell'intraprendenza.
Metti la prora al largo, non guardare la scia, scaccia la nostalgia,
fatti sferzare il viso dagli spruzzi vivifici, dal vento vigoroso,
nel mare sconfinato "della virtude e della conoscenza"!

Sghindare gli alberetti
"Prima che la tempesta infuri imbrogliare le vele di velaccio, di belvedere e di velaccino,
insieme a quelle dei rispettivi contro; togliere i pennoncini, poi sghindare i tre alberetti.
La maestra, il trinchetto e la mezzana reggeranno, così, anche al ciclone e non si spezzeranno
comunque siano le raffiche del vento."
Questo valeva, un tempo, pei vascelli: cioè ridurre la propria velatura, abbassare di molto il baricentro, sopra il mare infuriato, e starsene "alla cappa", fiduciosi.
Ma questo vale anche nella vita:
quando le avversità sono scatenate, meglio ridurre la superficie esposta,
"rizzare" le difese, sopportare i disagi e pazienti aspettare che l'uragano si riduca brezza.

Io sono un marinaio
Io sono marinaio e me ne vanto, mugugno, sogno, fo' l'amore e canto.
Conosco tutte l'onde e tutti i venti, e delle donne, umori e sentimenti.
A volte mi ribello, ma nel cuore ho il senso del dovere e dell'onore.
Su tante rotte, giro mezzo mondo povero in canna, come un vagabondo,
ma mi sento felice e fortunato d'essere in mare, d' essere imbarcato,
di lavorare sodo, notte e giorno e nei porti, ogni tanto, far ritorno.
Frequento i bassifondi ove la vita è spesso più leale e più pulita che nei quartieri Chic, residenziali,
pieni di parassiti e di maiali, dove eleganza, lusso e perbenismo son facciate di vizio ed egoismo.
Io sono marinaio e me ne vanto, mi piace dare e non pretendo tanto.

Navigatore solitario
Ho accarezzato il mare calmo e liscio come il manto di puledri frementi.
Ho immerso le mani nella schiuma di frangenti e marosi, criniere di leoni ruggenti.
Ho navigato fra i ghiacci alla deriva insidiosi come lame taglienti.
Ho superato calme equatoriali dove il sole ti sferza coi suoi raggi più ardenti.
Ho annaspato in nebbie tenebrose con l'incubo degli abbordi incombenti.
Eppure, ovunque, la mia barca ed io eravamo mai soli, ma con il mare, l'universo e Dio.

Filastrocca marinara
Dice un vecchio proverbio marinaro "calma e tempesta non sono durature"
il destino, sia dolce oppur amaro,...... cambia lui pure.
Non disperar se tutto ti va male, se sfortunato sei, sempre e dovunque;
la sorte cambierà, questo è normale... ... cambia comunque.
Non t' esaltar se tutto ti va bene se la fortuna ti sta sempre accanto,
prima o poi ci saranno anche le pene...... ed anche il pianto.
È come la natura, questa vita, ha un ciclo di stagioni e mutamenti
prima che la speranza sia svanita...... girano i venti.
Anche il ciclone poi diventa brezza, tienti forte, la presa non mollare.
Con volontà e un poco di destrezza......... vale lottare......
Ma se t'illudi d'ottenere tutto, senza fatica, merito e tormento stai attento!
Che al dolore, al pianto, al lutto......... basta un momento.
Ricordalo il proverbio marinaro, è semplice esperienza secolare,
nel mare della vita è come un faro......... e può salvare.
Come un faro il buio sa squarciare, sa dar serenità, calma, conforto,
aiuta a stare in rotta e poi fa entrare......... sicuri in porto.




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