Accademia Navale


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La nostra storia

Noi del 62°


Appare ricca di significato la lettura a distanza di tempo, oltre quarant'anni, del nostro libro del "MAK P 100". Ma soprattutto molte delle parole che parevano ricche di retorica allora, hanno trovato poi, nella singola esperienza di vita, un significato profondo e si sono, col passare degli anni, arricchite di valori.

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............... Leggendo le pagine di in questo nostro libro ridiamo insieme e fra qualche annetto, sempre giovanili e seducenti, ma ormai padri di famiglia e professionalmente arrivati, ne parleremo con rimpianto.

Abbiamo fatto molte belle cose, cose nuove e forse di fatto meglio di quanti ci hanno preceduto cose solite. Soprattutto crediamo di essere stati un corso nuovo, un corso di rottura e di avere aperto ai nostri successori nuovi orizzonti.

Elencare qui singolarmente tutte le nostre imprese sarebbe troppo lungo, ma fa piacere ricordare che abbiamo "eroicamente" resistito alle congerie di "motivi logistici" che rischiavano di sommergerci, siamo sfilati impeccabili in più occasioni (che Compagnia d'Onore, ragazzi !), abbiamo piegato la feroce solerzia degli aspiranti sempre troppo zelanti, abbiamo rifatto, dopo quattro anni nei quali si era persa la tradizione, la festa del nostro Mak P 100. Però, c'è sempre un però, se ricorderemo tutte queste cose cerchiamo di ricordarci anche l'aspetto quotidiano della nostra permanenza in Accademia.

Non sono state sempre rose e fiori.


Ricordate l'odiosa sveglia all'alba, il freddo, il sonno (che ci accompagnava dalla sveglia al silenzio), tutto il "Buon" cibo che Calcagno ci ammanniva ogni giorno, le docce fredde e i letti da rifare. Ricordate le esercitazioni faticosissime, le draglie? Le marce forzate, il brigantino e il tuffo: chi potrà dimenticare il tuffo?

Ripensate ai giri di barra, ai giri di corsa, ai rapporti, alle consegne, ai giorni di arresti. Quanti i C.P.F. negati e i T.P.S. mai visti? E lo studio? La strizza delle interrogazioni, la fifa per le americane, il buio fitto che avvolgeva certe materie e ripassi ad oltranza "after midnight" "chez 00".

Se ripenseremo un po' onestamente a quei giorni senza la spavalda sicurezza che, una volta promossi Aspiranti, abbiamo poi ostentato, ricorderemo certamente quel momento di smarrimento, che c'è stato per tutti, in cui abbiamo temuto di non farcela e, rannicchiati nello scarso tepore della nostra branda, vedevamo una freccia luminosa indicare maligna: Taranto-Taranto.

Ora che il corso è ormai lontano ripensiamo tutto ciò che esso ci ha dato, e poi diciamo pure con un tono di "non chalance"


"Bene vero, è stata dura, ma per dei duri come noi.......".




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